EMERGENZA SORRISI

Ogni anno nei paesi in via di sviluppo 170.000 bambini nascono con malformazioni del volto; attualmente 15 milioni di bambini ustionati sono in attesa di cure. Basta un intervento chirurgico della durata di un’ora per offrire la soluzione alla patologia che li affligge. Un piccolo “miracolo” che cambia la vita e restituisce il sorriso.
Intervista a Fabio Massimo Abenavoli, Presidente di Emergenza Sorrisi

Come nasce Emergenza Sorrisi?
Emergenza Sorrisi nasce più di 10 anni fa con l’idea di proseguire un percorso di volontariato iniziato anni prima come organizzazione partner della charity americana Smile Train.

Smile Train Italia, attraverso il lavoro di medici e infermieri volontari, garantiva cure specialistiche ai bambini con labbro leporino e palatoschisi nati in paesi economicamente poco sviluppati dove ogni anno nascono 170.000 bambini con una malformazione del volto.

Dopo aver organizzato diverse missioni umanitarie ci siamo resi conto che i nostri interventi non potevano essere circoscritti a queste patologie. In ogni viaggio che facevamo venivamo a contatto con un numero enorme di pazienti con sequele di ustioni o gravi traumi di guerra. Per questo è stato necessario separarci da Smile Train per intraprendere un percorso autonomo e più ampio di assistenza medico-specialistica.


Come si svolge la vostra attività?
Attraverso le missioni che realizziamo in oltre 17 Paesi dell’Africa e del Mediooriente garantiamo cure, chirurgia e assistenza sanitaria, ma anche percorsi di formazione per i medici locali. È per noi fondamentale riuscire a trasferire competenze ai medici del posto e iniziare con loro un percorso di fiducia e di crescita.

Non basta soltanto fare il nostro lavoro di medici, ma è importante che la partecipazione locale sia fonte di apprendimento anche per tanti professionisti che con fatica lavorano in ospedali privi di attrezzature necessarie.

L’organizzazione di una missione è composta da tante parti tutte ugualmente importanti e fondamentali. In primis ci si attiva tramite le ambasciate e le istituzioni locali per formalizzare un accordo preliminare per l’invio di medici volontari e personale sanitario.

Assieme ai medici locali si organizza lo screening dei pazienti per identificare i casi clinici più gravi in modo da operarli per primi.

Una volta tornati in Italia i nostri medici continuano a seguire il decorso postoperatorio e rimangono in contatto con i medici del Paese attraverso una piattaforma online per verificare la buona riuscita degli interventi chirurgici.


Chi sono le persone che partecipano alle vostre missioni?
I medici e infermieri che partecipano alle nostre missioni sono tutti volontari e specialisti di varie strutture ospedaliere e universitarie italiane ed estere che gratuitamente partecipano per 8-10 giorni alle missioni mediche.

I volontari debbono avere una particolare competenza nel settore della chirurgia plastica e maxillo-facciale e in altre aree di interesse che vengono trattate: dall’ortopedia, alla neurochirurgia e oculistica.

In più di dieci anni di missioni organizzate abbiamo operato più di 4.500 piccoli pazienti, un risultato che ci rende molto orgogliosi assieme al fatto di aver contribuito a fornire nuove competenze ai medici locali che saranno in grado di operare meglio nei loro Paesi ottenendo ottimi risultati.


Vi è capitato di trovarvi in situazioni di pericolo?
Durante l’ultima missione chirurgica organizzata in Congo a Kinshasa mentre operavamo bambini con labbro leporino e palatoschisi c’è stata una specie di sommossa con scontri nelle strade intorno all’ospedale universitario dove stavamo lavorando. Eravamo consapevoli che i casi che stavamo trattando non avrebbero più avuto la possibilità di essere operati se fossimo andati via come ci consigliavano – con molta determinazione – i colleghi locali.

Abbiamo deciso di rimanere per portare a termine quello che avevamo iniziato, ma alla fine della giornata siamo dovuti scappare dalle finestre del piano terra dell’ospedale. Purtroppo, vista la situazione locale, non siamo riusciti a tornare in questo Paese cui però siamo molto legati.


Ci può raccontare qualche storia di bambini da voi operati?
Ci teniamo in particolar modo a raccontare la storia del piccolo Hamza, un bambino di soli due anni che abbiamo conosciuto in una delle ultime missioni chirurgiche in Afghanistan a Mazar I Sharif.

Hamza era affetto da una gravissima malformazione mandibolare (maxillomandibular syngnathia) che non gli consentiva di aprire la bocca, e vista la criticità del caso clinico, ci si è attivati subito per portarlo in Italia dove può ricevere un'adeguata assistenza specialistica.

Grazie all'associazione Flying Angel che ha messo a disposizione i biglietti aerei, il bambino è stato operato da poco dall'equipe del chirurgo maxillofacciale Roberto Cortelazzi presso l'ospedale Miulli di Bari. Ora Hamza sta bene.

È stata una gioia infinita vederlo mangiare e bere da solo.



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