GIOVANISSIMI, TRA PASSIONE E VOGLIA DI ECCELLERE

Sono giovani e hanno già ottenuto risultati importanti. Hanno la passione e la determinazione necessarie per dare il meglio e per contribuire allo sviluppo del nostro Paese.

Anche quest’anno il Premio Sapio investe sui talenti, attori essenziali per accompagnare e orientare le trasformazioni in corso e per costruire il futuro di tutti. Menti in grado di capire, ascoltare, anticipare le tendenze, condividere e trasformare le conoscenze in idee e soluzioni. Quattro ragazzi giovanissimi sono stati protagonisti della Cerimonia conclusiva del 22 maggio a Palazzo Giustiniani; quattro studenti che credono nel valore della conoscenza, e che si stanno impegnando a portare avanti le loro passioni, ma anche a costruirsi un bagaglio di competenze e conoscenze utili per il loro futuro, ma anche per quello di tutti noi.


Ecco chi sono: Lorenzo FARRUGIO, di Canicattì (AG), Diploma Classico con lode, Vito BUSCO, residente a Turi (BA), Diploma Scientifico con lode e Angela Marella CENNAME, residente a Santa Maria Capua Vetere (CE), Diploma Classico con lode, ora frequentano la Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università “Cattolica del Sacro Cuore” a Roma. Chiara MENGONI, residente a Roma, Diploma Scientifico con lode, è iscritta alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Ognuno di loro ha parlato della sua esperienza, ma è emerso un denominatore comune: sono ragazzi animati da grande passione, dalla voglia di conoscere e imparare.

Angela Marella Cenname: Credo fortemente nel viaggio come occasione di scambio e di crescita, soprattutto in un campo trasversale e universale come la scienza; questo mi ha spronata allo studio delle lingue, dall’imprescindibile inglese, al francese, a qualche fondamento di tedesco che sogno di approfondire. Mi sono inoltre convinta della crucialità dell’esperienza sul campo per la formazione del buon medico, per cui spero di rendermi utile nel volontariato al più presto. Ricordo che, allora alunna liceale, rimasi molto scossa da una frase dell’imperatore Marco Aurelio: “Al mattino, quando non hai voglia di alzarti, ti sia presente questo pensiero: mi sveglio per compiere il mio mestiere di uomo”. Subito mi chiesi in cosa potesse consistere tale mestiere. Per anni ho pensato che il mestiere dell’uomo fosse pensare. Pensare autonomamente, creativamente e costruirsi un’interpretazione del mondo. Ma ora sono convinta che il fine ultimo dell’uomo sia agire, impiegare conoscenza e creatività per costruire il suo mondo e migliorare se stesso e la vita degli altri. Perciò crederò sempre nella scienza, e, ancor prima, nella conoscenza.

Chiara Mengoni: Ritengo che nella vita si debba lavorare in un ambito che sia in grado di destare la meraviglia della persona, credo sia per questo motivo che ho deciso di iscrivermi a medicina. Il nostro organismo mi ha sempre affascinata, a differenza di molti è intelligente e non superbo: ogni processo ha svariate vie per avvenire e svariati meccanismi di riparazione, poiché il nostro corpo sa di poter cadere in errore e tiene bene a mente che l’importante non è essere infallibile, ma raggiungere, alla fine, il risultato sperato e necessario. In questo vedo quella famosa armonia e vi riscontro anche una sorta di metafora per la ricerca stessa, la cui strada è tortuosa e decorata con errori, ma porterà alla fine ad avvicinare i tasselli dell’intricato e affascinante puzzle che è la conoscenza.

Lorenzo Farrugio: Studiare non significa solo porsi come obiettivo la coltivazione del proprio giardino, in una sorta di eremitaggio laico, piuttosto nel farlo bisogna sempre porsi l’ambizione di poter adoperare un giorno le conoscenze acquisite per aiutare l’altro e contribuire allo sviluppo della società. Infinite volte abbiamo sentito dire che viviamo in tempi di crisi e che i fondi per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca languono: sarei un ipocrita se lo negassi. Ma la vera crisi infatti non è quella economico-finanziaria, temporanea e reversibile seppur latrice di gravi conseguenze, ma la crisi del talento e dell’ingegno a cui nessun fondo o investimento finanziario potrebbe porre rimedio. Iniziative come quella portata meritoriamente avanti dal Gruppo Sapio dimostrano che l’Italia può ancora vantare grandi eccellenze nel campo della ricerca e dell’innovazione.

Vito Busco: Scegliere il proprio campo di interessi significa scegliere anche chi essere. Studiare significa dunque coltivare anche la propria persona e darle più occasione di prendere forma. È anche grazie alla letteratura che ho compreso di voler fare il medico ed è affinché ciò avvenga che darò sempre tutto me stesso per apprendere le nozioni adeguate per essere ciò che ho sentito il bisogno di essere. Nella letteratura ho appreso l'esempio di uomini che vivevano l'alienazione dei luoghi di cura, persone che in quel bianco pallido degli ospedali non vedevano un'occasione di salvezza bensì una condanna di estraniazione dalla società. E ciò si realizza anche nello stile, espressione dei sentimenti. Provate a leggere "Una Vita Violenta" o "Inverno di malato" rispettivamente di Pasolini e Moravia per rendervene conto. Lì ho sentito il desiderio ma anche il bisogno di fare qualcosa per alleviare quella sofferenza e l'unica, nonché la migliore, occasione che avevo e ho per farlo è studiare. D'altro canto come potrei aiutare qualcuno a star meglio se non ne avessi le conoscenze, le abilità ma soprattutto se innanzitutto non fossi consapevole della sua umana sofferenza?

A presentare lo spazio dedicato ai giovanissimi è stato Mario Paterlini, Amministratore Delegato del Gruppo Sapio.


ABBIAMO BISOGNO DI ESEMPI VIRTUOSI
Ing. Paterlini, ancora una volta la scelta di dare spazio a giovanissime eccellenze.

In un momento storico nel quale i riferimenti valoriali sono spesso difficili da individuare, abbiamo bisogno di esempi virtuosi in grado di proporre un diverso modello di orientamento e che sappiano creare coinvolgimento, motivazione e partecipazione. Abbiamo il bisogno di persone che potrei paragonare ai “primi di cordata”, coloro che guidano il gruppo che si cimenta in una scalata. Scalare una montagna è una perfetta metafora della vita, presenta gli stessi ostacoli che dobbiamo affrontare giorno dopo giorno per raggiungere la vetta, che costituisce la realizzazione dei nostri sogni più grandi. Credo molto nel valore dell’esempio, a qualunque livello, come uno dei fondamenti di una società più sana e più serena. Oggi più che mai è indispensabile mettere in risalto e valorizzare esempi perché possano essere di riferimento per il nostro Paese e per l’intera comunità. Sostenere l’energia creativa delle eccellenze significa contribuire al loro sviluppo individuale ma, soprattutto, a un benessere sociale e alla prosperità economica della nazione. Non c’è innovazione senza giovani preparati e appassionati. Tra loro ci sono quattro giovanissimi, nominati lo scorso ottobre Alfieri del lavoro dal nostro Presidente della Repubblica. Sono ragazze e ragazzi che si sono distinti fra migliaia, non solo per profitto scolastico ma anche per maturità, senso di responsabilità e coraggio di mettersi in gioco. Chiara, Angela, Vito e Lorenzo fanno parte di una preziosa percentuale di persone che riesce ancora a vedere il mondo pieno di opportunità.

Che cosa l’ha colpita di loro?
Ho avuto modo di parlare con ognuno di loro e da quelle, seppur brevi, conversazioni ho percepito un elemento che li accomuna, la passione. Passione intesa come amore: per le scienze, per lo studio, per la vita e per gli altri. Hanno scelto di intraprendere gli studi nel campo della medicina: è l’esercizio di una missione al servizio dell’individuo, una professione totalmente inserita nella dimensione umana, quando vissuta con la prospettiva dell’esempio e della generazione di valore. Questi ragazzi rappresentano appieno il binomio del saper essere per saper fare.

Quali consigli si sente di dare a questi ragazzi?
Di mantenere sempre vivo lo spirito del pioniere che c’è in loro; sono certo che sapranno tracciare nuovi percorsi virtuosi. È importante che siano sé stessi, con la loro forza e le loro debolezze e che non temano la loro unicità. Mi sento di incitare chiunque possa farlo, a riconoscere e premiare il talento e l’impegno dando spazio, visibilità e fiducia a chi dimostra costanza e tenacia. Dobbiamo creare le condizioni affinché sempre più persone possano credere nel domani. Il punto focale è dare fiducia attraverso i suoi tre componenti fondamentali: lo sviluppo delle competenze, un ambiente positivo in cui ognuno veda l’opportunità e, infine, credere in sè stessi.

Qual è la sua esperienza personale in proposito?
Nella mia vita ho sempre creduto nel merito e ho sempre cercato di applicare la meritocrazia a tutti i livelli. Ritengo che non ci sia necessariamente un’età per ricoprire una posizione di prestigio e credo che sia giusto offrire a giovani meritevoli la possibilità di crearsi un futuro migliore, realizzando così i propri sogni e le proprie ambizioni. Premiare il merito è una forma di investimento nella nostra società e che ripaga nel tempo, in termini di civiltà e progresso sociale.

Lei ha detto che "La vita è fatta di incontri e sapere riconoscere e coltivare quelli speciali fa la differenza". Qual è il suo incontro speciale?
È avvenuto con il Gruppo Sapio, di cui sono alla guida da 8 anni. Mi ha portato intraprendere una strada diversa e a fare una scelta in controtendenza rispetto al periodo attuale, quella di tornare alle mie origini e trasferirmi in Italia. In Sapio ho ritrovato valori condivisi e abbiamo concretizzato il sogno di fare impresa nella dimensione sociale, in cui l’economia è al servizio dell’uomo e non il contrario. Come azienda ci impegniamo a creare le condizioni per il vivere bene insieme e vogliamo, nel nostro piccolo, dare un contributo significativo alla crescita dei giovani. Cerchiamo di sviluppare una dimensione in cui possano esprimere le loro potenzialità, affinché provino piacere nel venire a lavorare e si sentano parte di una squadra che concorre a un obiettivo comune. Il Premio Sapio, giunto alla XVI edizione, è un’importante iniziativa, un incontro speciale, che ben si fonde con il profondo senso di responsabilità sociale in cui ci identifichiamo.



<< Torna indietro