LA PAROLA ALLE DONNE E AGLI UOMINI CHE CAMBIANO IL MONDO

Protagonisti della Cerimonia di premiazione a Palazzo Giustiniani sono stati tre ricercatori che in questi anni hanno vinto il Premio Sapio, e che oggi raccontano le loro storie di successo. 
Interviste a Federica Migliardo, Irma Airoldi e Luca Ravagnan

Federica Migliardo è un biofisico che svolge le proprie ricerche nel dominio delle scienze della vita nell’ambito di diverse collaborazioni internazionali. Dalla laurea in Fisica nel 1998 all’età di 22 anni, il Dottorato di Ricerca in Fisica e il Dottorato Europeo per Users of Large Experimental Systems a Grenoble nel 2002, svolge le sue ricerche presso diversi laboratori internazionali. Nel 2003 è ricercatore presso l’Università di Lille, dove dal 2008 al 2010 è borsista internazionale UNESCO-L’Oréal For Women in Science.

Nel 2012 è borsista internazionale European Molecular Biology Organisation presso l’Institut de Biochimie et Biophysique Moléculaire et Cellulaire dell’Université Paris- Sud.

Attualmente è Professore di Fisica Sperimentale presso l’Università di Messina e Visiting Scientist presso l’Institut de Biologie Intégrative de la Cellule dell’Université Paris-Sud. L’attività di ricerca si focalizza principalmente sullo studio di processi biologici quali la bioprotezione, la denaturazione e la stabilizzazione delle biomolecole, e, più recentemente, di alcune malattie infettive (tubercolosi e schistosomiasi) e neurodegenerative (Parkinson), con il fine di determinarne i meccanismi molecolari e comprendere il ruolo dei bioprotettori naturali. Per le sue ricerche, attestate da oltre 170 pubblicazioni, Federica Migliardo ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti internazionali e nazionali, tra cui il Premio Internazionale BioVision for Life Sciences 2011, le Borse di Studio Internazionale 2008 e Nazionale 2005 UNESCO-L’Oréal For Women in Science, il Premio Internazionale EUWIIN Special Recognition Award 2007 e il Premio Sapio per la Ricerca Italiana 2006.


Dott.ssa Migliardo, perché ha scelto di occuparsi di ricerca?
Il mondo della scienza è un mondo nel quale si entra per una scelta di cuore e in cui si vive una vita sempre diversa, caratterizzata dal superamento dei propri limiti e all’apertura verso visioni non solo della scienza, ma anche della vita del tutto nuove, con un arricchimento personale oltre che professionale che pochi altri mestieri possono dare.


Quale ruolo ha avuto il Premio Sapio nel suo percorso umano e professionale?
Il Premio Sapio per la Ricerca Italiana ha segnato l’inizio di un periodo ancora più entusiasmante per la mia ricerca, incoraggiandomi a pormi degli obiettivi scientifici sempre più ambiziosi. Ho così deciso di impiegare le conoscenze acquisite sul trealosio, uno zucchero bioprotettore – ricerca per la quale ho ricevuto il Premio Sapio – per studiare alcune malattie neurodegenerative, come il morbo di Parkinson, e infettive, come la tubercolosi e la schistosomiasi. Uno dei grandi meriti del Premio Sapio è quello di accendere i riflettori sui giovani ricercatori. È fondamentale dare spazio ai giovani nella ricerca perché l’Italia ha bisogno di giovani che facciano ricerca con stabilità e libertà. Il Premio Sapio ha avuto un forte impatto non soltanto sulla mia ricerca, ma anche sulla mia vita professionale, dal momento che ha rappresentato una vetrina d’eccezione e mi ha permesso di accrescere fortemente il prestigio della mia ricerca, proiettandomi in una dimensione internazionale di assoluta eccellenza. Il Premio Sapio per la Ricerca Italiana mi ha anche reso più consapevole del ruolo sociale degli scienziati, dal momento che, incrementando la visibilità degli scienziati e attirando l’attenzione dell’opinione pubblica, contribuisce a colmare la distanza tra la scienza e la società, promuovendo importanti occasioni di incontro, comunicazione e dialogo tra gli attori del mondo scientifico e la società.


Irma Airoldi è biologa, laureata in Scienze Biologiche presso l'Università di Genova con la votazione di 110/110 e lode. Nel 2004 e poi nel 2005 vince il premio “Giovani Ricercatori” della Fondazione G. Gaslini, nel 2007 vince il premio “Giovani Ricercatori” per la Ricerca sul Cancro della Fondazione Berlucchi, nel 2008 vince il Premio Sapio per la Ricerca Italiana nella categoria Junior. Oggi è dirigente Sanitario Biologo del Laboratorio Cellule Staminali e Terapie Cellulari presso l’Istituto Giannina Gaslini, Genova.


Dott.ssa Airoldi, ci parli del suo lavoro.
Mi occupo da molti anni di ricerca sulle leucemie acute pediatriche presso l’Istituto Giannina Gaslini di Genova e il mio interesse si è sempre concentrato sullo studio dei meccanismi della crescita leucemica e della ricostituzione immunologica nei pazienti trapiantati. In altre parole, cerco di capire come una cellula leucemica possa essere riconosciuta ed eliminata in modo selettivo e come possano essere aumentate le difese immunitarie che concorrono a debellare la leucemia. Tutto ciò, in un contesto complicato come i bambini sottoposti a trapianto, in cui queste difese sono altamente compromesse. Lo scopo finale è quello di fornire conoscenze e strumenti utili per lo sviluppo di terapie innovative efficaci, e meno debilitanti, per i pazienti leucemici. Un approccio studiato dal mio gruppo di ricerca è stato quello di utilizzare le cosiddette citochine a scopo terapeutico. Le citochine sono proteine normalmente prodotte dai globuli bianchi quando il nostro organismo viene aggredito da un agente esterno. La ricerca del mio gruppo ha dimostrato come queste proteine possano svolgere una potente attività antitumorale, evidenziandone i meccanismi d’azione. Questi studi sono stati finanziati dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), pubblicati su importanti riviste internazionali e sono stati motivo del conferimento del Premio Sapio Junior nel 2008.


Che cosa ha significato per lei questo Premio?
Il conferimento di questo prestigioso premio, oltre ad aver inorgoglito tutto il gruppo di ricerca, ci ha fatto capire che stavamo percorrendo la strada giusta e stimolato a continuare a lavorare in team con entusiasmo, dedizione, passione e senso di responsabilità. Il riconoscimento ricevuto ci ha dato anche la forza necessaria per superare le inevitabili difficoltà che sempre si presentano nel lungo cammino della ricerca, continuando ad accettare nuove sfide per migliorarci e tentare nuove strade. Dopo il Premio Sapio, ci siamo focalizzati su una ricerca traslazionale che potesse più velocemente fornire dati utili per la clinica. A questo scopo abbiamo instaurato e rafforzato collaborazioni con clinici di altissimo livello, come il Prof. Franco Locatelli direttore del dipartimento di Emato-Oncologia pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma. Lo studio sinergico di ricercatori e clinici è stato estremamente fruttuoso in termini di risultati e di lavori pubblicati su riviste internazionali. Basti pensare che la produttività scientifica del mio gruppo nei 5 anni successivi al Premio Sapio è cresciuta (più che raddoppiata), sia in termini qualitativi che quantitativi, rispetto agli 8 anni precedenti.


A che cosa state lavorando oggi?
La ricerca a cui ci stiamo attualmente dedicando riguarda lo studio della ricostituzione del sistema immunitario nei pazienti affetti da leucemia acuta che ricevono un trapianto di cellule staminali emopoietiche. Abbiamo recentemente dimostrato come una particolare popolazione di linfociti T, chiamati γδ, si rigenerano molto velocemente nella fase post-trapianto e possono proteggere il paziente da infezioni e recidive leucemiche. Abbiamo quindi sviluppato uno studio clinico che prevede l’infusione nei pazienti di acido zoledronico, sostanza ben tollerata e priva di effetti collaterali di rilievo, con lo scopo di esaltare le funzioni di difesa dei linfociti T γδ e di contrastare le ricadute leucemiche. I risultati clinici verranno presto pubblicati.


Luca Ravagnan (PhD MBA) è il CEO e co-fondatore della startup biomedicale WISE Srl (www.wiseneuro.com). Ha conseguito un dottorato di ricerca in Fisica e ha una lunga esperienza di ricerca di base e applicata nel campo delle nanotecnologie. Ha sviluppato e brevettato la tecnologia innovativa su cui si basa l'attività di WISE. Nel 2018 ha conseguito il titolo di Executive MBA presso SDA Bocconi. Ha ricevuto numerosi premi per l’innovazione tra cui il premio “TR35-Giovani Innovatori 2011”, il premio “Isimbardi - Giovani Talenti 2011” e il “Premio Sapio per la Ricerca Italiana 2012, sezione Junior”. Ha inoltre guidato WISE a vincere numerosi premi per l’innovazione, tra cui i premi “Start Cup Milano Lombardia 2011”, “Nanochallenge 2011”, “Up Start Paolo Traci 2013” (Confindustria Salerno), “Bocconi Start-up Day Award 2015”, il “Premio Speciale Health 2015” (StartupItalia! Open Summit) e "Medtech Innovation Challenge 2017" (Assobiomedica).


Dott. Ravagnan, che cos’è WISE oggi?
WISE Srl è un'azienda biomedicale che sviluppa la nuova generazione di elettrodi per Neuromonitoraggio e la Neuromodulazione, per il monitoraggio cerebrale pre e intra-operatorio e per la cura del dolore cronico. A differenza degli elettrodi oggi presenti sul mercato per queste applicazioni, gli elettrodi di WISE sono poco invasivi e capaci di conformarsi perfettamente al tessuto nervoso su cui vengono applicati, come una seconda pelle. Ciò è possibile grazie alla tecnologia innovativa e proprietaria sviluppata dai fondatori di WISE, chiamata Supersonic Cluster Beam Implantation (SCBI), che consente di integrare circuiti elettronici elastici su gomme siliconiche biocompatibili capaci di sopportare deformazioni meccaniche (quali l’elongazione) senza deteriorarsi. Dopo aver ricevuto il Premio Sapio WISE è cresciuta rapidamente, raccogliendo a oggi 11 milioni di Euro di investimenti da investitori di Seed e Venture Capital (tra cui Atlante Seed e Atlante Ventures, b-to-v, HTGF e Principia SGR), allestendo il proprio impianto produttivo di 1000m2 a Cologno Monzese (MI) e arrivando a oggi a contare un organico di 15 addetti.




LA SODDISFAZIONE DI SOSTENERE LA RICERCA
Dott. Colombo, nel suo intervento alla cerimonia conclusiva ha voluto sottolineare il valore della ricerca. Ce n’è ancora bisogno?
Sì, perché sembra scontato, ma non lo è affatto. Ci sono poche cose, come la ricerca, che dipendono dall’intelletto e dalle capacità umane e questo è un valore straordinario; l’intelligenza artificiale potrà aiutarci sempre di più, ma non potrà mai rimpiazzare il nostro ingegno e il nostro talento. Io credo che questa consapevolezza sia fondamentale. Quando si parla di ricerca a volte sembra di riferirsi ad una entità astratta, un soggetto a sé stante, quasi vivesse di vita propria, senza contatti con la vita reale e con la società. Invece, ogni giorno migliaia di ricercatori, con dedizione, determinazione e stipendi spesso modesti studiano soluzioni per migliorare la nostra qualità della vita e per salvarcela, anche. Sono sicuro che lo fanno per amore del loro lavoro, consapevoli della sua importanza, e non certo per il successo o la notorietà che una scoperta può procurare. Eppure, dei ricercatori si parla solo se lasciano il nostro Paese o se raggiungono risultati che attirano i media. È fondamentale invece che siano al centro dell’interesse e delle scelte di un Paese che vuole veramente crescere ed essere competitivo.


Da qui la scelta di dare spazio, in questa edizione, a ex vincitori del Premio.
Da sempre come Premio abbiamo voluto dare ai ricercatori lo spazio che si meritano. In questa edizione abbiamo quindi scelto di ascoltare tre protagonisti, tre persone per noi importanti, portavoce dei tanti che in questi anni sono stati premiati per i loro meriti scientifici. Diversi candidati - anche grazie a questa occasione di visibilità - hanno potuto portare avanti con successo le loro ricerche, ricevere risorse e riconoscimenti. Finalità del Premio Sapio è infatti quella di divulgare il lavoro dei ricercatori che operano in Italia, o che ritornano in Italia dopo un’esperienza all’estero e di accelerare i processi di sviluppo nel nostro Paese. È bello vedere la gioia dipinta sul volto dei vincitori e grande la soddisfazione di dare una mano alla nostra ricerca italiana, che annovera idee e di cervelli eccellenti, ma spesso manca di attenzioni, investimenti e fiducia.


Che effetto le ha fatto incontrare Federica Migliardo, Irma Airoldi e Luca Ravagnan?
È stato un misto di emozione e orgoglio. Rivederli è stato un grande piacere e mi ha dato la certezza, se mai ce ne fosse stato bisogno, del significato del nostro impegno sul Premio Sapio. Le loro sono storie di risultati ottenuti con passione, ma anche sacrificio e sono orgoglioso del contributo che il Premio ha dato al loro percorso. Sono ricercatori, ma soprattutto persone, che ammiro molto e che meritano, insieme ai tantissimi che come loro si dedicano alla ricerca, di essere valorizzati, incentivati e premiati.



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