UNA VETRINA SULL'ECCELLENZA DELLA RICERCA

Si chiude la XVI edizione del Premio Sapio per la Ricerca e l’Innovazione dedicata al valore fondamentale della ricerca e soprattutto alle donne e agli uomini che ogni giorno dedicano ad essa la loro vita.
A cura della Redazione

Giunto alla XVI edizione, il Premio Sapio è un importante riconoscimento per promuovere e divulgare il valore dell’innovazione e della ricerca. Un’iniziativa scientifica promossa dal Gruppo Sapio, in concertazione con Università, Centri di Ricerca, Istituzioni, per incentivare l’innovazione premiando studiosi e ricercatori che costituiscono l'eccellenza dell’Italia, per dare voce e risalto a chi fa ricerca con successo e a chi, anche tra i giovanissimi, si impegna con passione per raggiungere risultati eccellenti, che migliorano la vita delle persone e fanno crescere il nostro Paese. Centinaia di ricerche candidate, decine di ricercatori e studiosi premiati e di giornate di studio dedicate al meglio del nostro Paese. Incontri, dibattiti, occasioni per conoscere, mettere in rete esperienze, attivare collaborazioni.

Sono state 184 le ricerche candidate alla XVI edizione, di altissimo livello, che rappresentano passi avanti concreti e importantissimi in settori fondamentali per la qualità della vita di tutti. Cinque sono quelle che l’Accademia del Premio Sapio ha ritenuto meritevoli dei Premi. La cerimonia conclusiva si è svolta nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, dove si sono dati appuntamento scienziati, rappresentanti istituzionali, ricercatori, giovanissime eccellenze, per dire che la ricerca e l’innovazione sono i veri pilastri dello sviluppo. Dopo i saluti dell’On. Piergiorgio Cortellazzo, il Presidente del Gruppo Sapio Alberto Dossi ha presentato il Premio.

Le 184 Ricerche candidate - ha detto - equivalgono al 30% in più rispetto all’edizione precedente: questo dimostra come il Premio Sapio, che lo ricordo è stato istituito per la prima volta nel 1999, abbia nel tempo consolidato la sua importanza e sia oggi riconosciuto come uno dei Premi più qualificanti in ambito scientifico. È arrivato poi il momento degli interventi del Prof. Mauro Biffoni, Direttore del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare Istituto Superiore di Sanità, del Prof. Massimo Inguscio, Presidente CNR e del Prof. Eugenio Gaudio, Rettore Sapienza Università di Roma e Vicepresidente della CRUI, che hanno introdotto la sezione Dalla ricerca ai ricercatori: donne e uomini che cambiano il mondo, dedicata a tre vincitori del Premio Sapio nelle passate edizioni. I vincitori sono stati premiati da Alberto Dossi, Maurizio Colombo, Andrea Dossi e Mario Paterlini, rispettivamente Presidente, Vicepresidenti e Amministratore delegato del Gruppo Sapio.

Il Premio Sapio Ricerca Junior è andato a Antonio Casini, Università di Trento – Assegnista di Ricerca CIBIO, per il lavoro dal titolo: Nuove tecnologie per un editing genomico ultrapreciso e sicuro.

Vincitore del Premio Sapio Ricerca Senior è Claudio Luchinat, Professore Ordinario Università degli Studi di Firenze - Consorzio Interuniversitario Risonanze Magnetiche di Metallo Proteine, con la ricerca Metabolomica: uno strumento innovativo per la predizione e diagnosi precoce di patologie.

Il Premio Sapio Innovazione è stato assegnato a Miriam Serena Vitiello, Dirigente di Ricerca Consiglio Nazionale delle Ricerche. Titolo del lavoro: Dispositivi fotonici e nanoelettronici per la generazione, manipolazione e rivelazione di impulsi ultra-brevi a frequenze Terahertz.

Vincitori del Premio Sapio Startup sono Rosita Pavone Amministratore Unico, Cofondatrice e ricercatrice BioInnoTech, Maria Pisano e Erika Andriola Cofondatrici e ricercatrici BioInnoTech, per il lavoro su: Recupero, valorizzazione e trasformazione del siero del latte, attraverso un innovativo processo biotecnologico, per l'ottenimento di prodotti ad elevato valore aggiunto.

Il Premio Sapio Sicurezza è stato vinto da Giuseppe Ragonese, Amministratore Safety Environmental Engineering srl e Donatella Termini, Professore Associato, Università degli Studi di Palermo - Dipartimento DICAM. Titolo del lavoro: Green Safety Cover Pv Panel..


Questi studi – ha detto Andrea Dossi, Vice Presidente Gruppo Sapio – rappresentano contributi importantissimi per il panorama scientifico italiano, nei diversi ambiti. La provenienza da università, centri di ricerca, aziende, startup, dimostra la grande vitalità del nostro Paese, che a livello istituzionale purtroppo a volte non riconosce e non valorizza a sufficienza l’attività di ricerca di tante eccellenze sparse da nord a sud. Per questo siamo orgogliosi di dare il nostro contributo, cioè di offrire la possibilità a tanti studiosi di farsi conoscere, di promuovere il loro impegno. Puntiamo sulla comunicazione e sulla divulgazione della scienza, convinti che siano strumenti fondamentali per promuovere lo scambio, il confronto, la capacità di affrontare sfide sempre nuove.


IL PREMIO, UNA PASSIONE

Alberto Dossi, Presidente del Gruppo Sapio, spiega le ragioni per cui il Premio Sapio continua ad essere una iniziativa forte e importante per i ricercatori italiani.

Cosa rappresenta per lei il Premio?
Il Premio, rappresenta per me, per noi, una passione che portiamo avanti da quasi 20 anni. Una passione per la ricerca che la nostra azienda ha sempre avuto nel proprio DNA fin dalla nascita nel 1922 e che le ha consentito di arrivare fino ai giorni nostri dopo 96 anni di storia e tre passaggi generazionali avvenuti con successo. Nato come Premio NMR (Nuclear Magnetic Risonance) poi rinnovatosi nel 2002 in Premio Sapio per la Ricerca Italiana, è oggi diventato Premio Sapio per la Ricerca e l’Innovazione per ribadire, ammesso che ce ne fosse bisogno, che senza innovazione, senza contaminazioni, senza creatività, senza talenti e soprattutto senza risorse da destinare alla Ricerca, non c’è sviluppo. Perché è proprio questa una delle ragioni fondanti del Premio Sapio: integrare la filiera che parte dalla ricerca ed arriva al mercato passando per il trasferimento tecnologico, favorendo gli investimenti e la creazione di valore.

Il Premio si è rinnovato in questa edizione appena conclusa.
Sotto il profilo economico, vale la pena ricordarlo, sono le Imprese ed i Paesi che più investono in Ricerca ed Innovazione, nonché nella formazione delle persone, a vantare i maggiori indici di competitività nello scenario del mercato globale, perché Ricerca ed Innovazione, forniscono loro gli strumenti per rispondere rapidamente all’evoluzione della domanda di nuovi prodotti e nuovi servizi. E allora, per mantenere fertile e vitale questo patrimonio anche il nostro Premio Sapio è cresciuto: da questa edizione, infatti, oltre al Premio alla Ricerca, all’Innovazione, alla Sicurezza e al Premio Sapio Junior abbiamo introdotto una sezione dedicata alle Startup. Come accennato in precedenza, il Premio si svolge in due momenti ben precisi e distinti: uno prevede l’organizzazione di Giornate di Studio di elevato valore scientifico e divulgativo, in cui studiosi ed esperti italiani si confrontano e dibattono sui temi più attuali dell’innovazione, l’altro è rappresentato dalla giornata di Assegnazione dei Premi.

In questa edizione dopo la prima giornata di studio sull’evoluzione digitale applicata al mondo dell’imaging, della medicina personalizzata e delle terapie effettuata al CERM di Sesto Fiorentino, la seconda giornata si è incentrata sull’attualissimo tema della green economy, politiche energetiche ed economia circolare svoltasi all’Auditorium Unicredit Pavillion di Milano.

Protagonisti della cerimonia conclusiva sono stati i ricercatori, ma anche alcuni giovanissimi studenti.
Il 22 maggio abbiamo celebrato gli 8 ricercatori vincitori nelle 5 categorie della XVI edizione del Premio Sapio. Sono loro i veri protagonisti del Premio, e credo che la storia di ciascuno di loro, sia la migliore testimonianza di come studio, passione, cultura ed ingegno siano i principali pilastri sui quali si fonda il progresso scientifico e tecnologico. Poi, abbiamo rivolto un’attenzione particolare ai giovani, che saranno la futura classe dirigente. Angela, Chiara, Vito e Lorenzo si sono aggiudicati per meriti scolastici il titolo di Alfieri del Lavoro, e con i loro studi eccellenti dimostrano di voler essere protagonisti di quel processo di cambiamento che siamo certi porterà ad una nuova dimensione sociale, etica e responsabile del nostro Paese. A loro ho voluto dedicare la giornata finale della XVI edizione del Premio Sapio per la Ricerca e l’Innovazione.

 

Una domanda a Mauro Biffoni, Direttore del Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare, Istituto Superiore di Sanità.

Dal suo punto di vista, e soprattutto alla luce della sua esperienza, qual è oggi lo stato di salute della ricerca italiana e quali sono gli interventi necessari e urgenti per valorizzarla?
Nella classifica dei Paesi europei per la spesa in ricerca rispetto al prodotto interno lordo l'Italia si colloca in una posizione arretrata rispetto ai Paesi tecnologicamente avanzati e al disotto della media sia dell'Eurozona sia dell'intera Unione. La carenza di finanziamenti alla ricerca è evidente sia per quanto riguarda l'investimento pubblico sia per quello delle imprese. Questo si traduce in un basso numero di addetti alla ricerca che ad esempio in Italia è meno della metà di quelli della Francia. In ambito biomedico, nonostante la presenza di poche ma importanti eccezioni, l'industria farmaceutica ha ridotto sostanzialmente la sua presenza nella ricerca mantenendo in Italia soprattutto un'importante attività produttiva, anche se, grazie alla qualità del nostro sistema sanitario, continuiamo ad attrarre investimenti nella ricerca clinica.

La riduzione progressiva del finanziamento alle università e agli enti di ricerca e la ridotta capacità del sistema delle imprese di assorbire ricercatori comporta la perdita di risorse investite nella formazione di giovani che in alcuni casi portano la loro capacità innovativa in Paesi esteri ed in altri trovano forme di lavoro precario o si ricollocano in ambiti diversi. Assistiamo al paradosso che i ricercatori italiani sono al secondo posto come capacità di vincere la competizione per accedere ai finanziamenti dello European Research Council ma solo pochi lavorano in Italia. Per rilanciare la ricerca in Italia si dovrebbero attuare interventi di sistema che rendano più favorevole e attraente il nostro Paese e mettano i nostri ricercatori in grado di competere con i colleghi stranieri. Semplificare gli adempimenti burocratici, rendere più efficienti le procedure, come quelle di autorizzazione della sperimentazione animale, agevolare fiscalmente gli investimenti in ricerca, (in molti Paesi le spese per la ricerca non sono soggette ad IVA), favorirebbe investimenti da parte di privati e renderebbe più produttivi gli investimenti pubblici.

Diffondere le conoscenze sulla tutela della proprietà intellettuale potrebbe contribuire a migliorare la nostra capacità di portare i risultati della ricerca allo sviluppo industriale e favorire l'ingresso di risorse nel sistema. È anche necessario ridurre la frammentazione delle attività favorendo la creazione di aggregazioni in cui circolino idee e si condividano risorse anche attraverso collaborazioni tra pubblico e privato, assicurare criteri appropriati di distribuzione dei finanziamenti pubblici e ammodernare le politiche di reclutamento del personale nelle università e negli enti di ricerca.


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