CREDO NEL POTERE DEI SOGNI

Questa è la storia di un sogno ambizioso, che è riuscito a coinvolgere un team motivato e coeso, sicuro che, grazie alla tecnologia, sia possibile risolvere un problema medico pressante come l’insufficienza cardiaca, e di essere sulla strada giusta per riuscirci. 
Di Francesca Parravicini, Founder di Eucardia, Investor Relations and Corporate Communications

All’esame di quinta elementare la maestra mi chiese: «Che cos’è il cuore?», aspettandosi in risposta un generico: «È la sede dei sentimenti». Io, invece, attaccai: «È un muscolo dotato di quattro camere: due atri e due ventricoli». Probabilmente sarei passata a raccontarle il percorso dell’aorta e che cos’è un by-pass, se non mi avesse interrotto in tempo per evitarselo. Non ero un genietto. Semplicemente, il cuore è sempre stato una presenza viva e concreta in casa nostra. Per me, era come un secondo fratello.

Della nostra famiglia ha definito la geografia – io per esempio sono nata negli Stati Uniti, mentre mio padre, grazie a una borsa di studio NATO, lavorava al Texas Heart Institute insieme a Denton Cooley – e spesso ne ha influenzato anche orari e agenda.

A me, a mio fratello e a nostra madre è sempre stato chiaro che la salute dei cuori malati contava più di qualsiasi cena, di qualsiasi vacanza, di qualsiasi domenica, più di qualsiasi cosa, perché curare più cuori possibile era la missione di nostro padre, ed era anche il suo sogno. Un sogno in parte realizzato: mio padre ha operato oltre 10.000 cuori. Con un esempio del genere in casa, potrei forse non credere nel potere dei sogni? Ci credo perché credo nella potenza creatrice dell’energia che investiamo nel realizzarli. Nel 2013, molti anni dopo l’esame delle elementari, dopo aver scelto di lavorare in un campo diverso dalla medicina, la vita si è incrociata con le opportunità e, attorno al più rivoluzionario dei device cardiaci inventati da mio padre, io ho inventato Eucardia, una start-up innovativa. Non c’è nulla che mi renda più orgogliosa. Lavorare per Eucardia è il mio modo per essere al fianco di mio padre nel realizzare il suo sogno. Un sogno che oggi è la mission di un intero, splendido team: migliorare la qualità della vita dell’enorme numero di pazienti affetti da insufficienza cardiaca, riducendo al contempo i costi sanitari per la loro assistenza.


L’insufficienza cardiaca
L’insufficienza cardiaca è una patologia che impedisce al cuore di pompare sangue a sufficienza. È una malattia cronica e progressiva: vale a dire che i sintomi (tra gli altri, affaticamento, palpitazioni e dispnea) peggiorano con l’andare del tempo. Nelle ultime fasi, sono invalidanti: i pazienti hanno difficoltà a svolgere i movimenti e le azioni più elementari (dal respirare all’alzarsi dal letto), e sono costretti a frequenti ricoveri.

Le cause di questa patologia sono numerose: l’insufficienza cardiaca può insorgere se il cuore viene colpito da eventi ischemici, se subisce le conseguenze di altre malattie o sindromi, ma può anche essere solo correlata a stili di vita inappropriati. Dato che i motivi per cui il cuore può faticare a svolgere il proprio lavoro sono numerosi, esistono diversi tipi di insufficienza cardiaca: Eucardia mira a intervenire su quella più diffusa, ovvero l’insufficienza sistolica avanzata, che causa una progressiva deformazione e perdita di tono del ventricolo sinistro, impedendogli di pompare abbastanza sangue per rispondere alle esigenze del corpo in termini di ossigeno.


I costi dell’insufficienza cardiaca
Di insufficienza cardiaca soffrono oggi circa 15 milioni di persone nei soli Europa e Stati Uniti, con una crescita prevista del 40% circa entro il 2030. Di questi pazienti, 2 milioni sono affetti da insufficienza cardiaca sistolica avanzata: la fase in cui le terapie farmacologiche da sole non sono più sufficienti per gestire i sintomi. È una vera e propria epidemia, che ogni anno costa all’economia mondiale $108 billion, il 60-70% dei quali è dovuto alle frequenti ospedalizzazioni: basti pensare che l’insufficienza cardiaca è la prima ragione di ricovero nelle persone over 65.

Viste le dimensioni, un simile fenomeno non può non presentare un conto molto salato anche sotto il profilo sociale: non influendo solo sul singolo paziente, ma sulla sua famiglia e sulla comunità della quale fa parte, l’insufficienza cardiaca ha ogni anno un costo stimabile in $8.2 billion nei soli Stati Uniti, causato dalla perdita del lavoro e di produttività delle famiglie. Dato l’aumento atteso del numero dei pazienti, anche questa cifra è destinata a salire, entro il 2030, a $12.3 billion/anno.


Lo stato dell’arte nella terapia dell’insufficienza cardiaca
L’unica reale cura sarebbe il trapianto cardiaco, che, però, è rarissimo: ogni anno, nel mondo ne vengono eseguiti meno di 10.000. Benché risolutivo (qualora non dovessero sorgere complicazioni), il trapianto non può però essere una soluzione per l’80% dei pazienti affetti da insufficienza. Perché? Perché si tratta di persone con più di 65 anni di età, limite oltre il quale i trapianti non vengono più effettuati.

La ricerca medico-scientifica ha tentato di offrire risposte terapeutiche alternative e ha elaborato i VAD (Ventricular Assist Device, ovvero “dispositivo di assistenza ventricolare”) e i TAH (Total Artificial Heart, cioè i cuori artificiali). Entrambe queste apparecchiature sono pompe meccaniche in grado di supportare o vicariare la funzionalità cardiaca: in altre parole, aiutano il cuore a pompare sangue oppure svolgono il lavoro al posto suo. Oltre che molto costose, sono molto invasive e comportano per il paziente un altissimo rischio di mortalità e una bassissima qualità della vita.


La soluzione di Eucardia
Roberto Parravicini, mio padre, è cardiochirurgo, è professore di Cardiochirurgia presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, ed è un inventore, che ha condotto progetti di ricerca in collaborazione con il CNR, istituti universitari, centri cardiaci internazionali e industrie biomediche. L’Heart Damper è la sua più recente creatura. È un dispositivo impiantabile, mini-invasivo, progettato per migliorare l’efficienza cardiaca dei pazienti affetti da insufficienza sistolica.

Sfrutta la capacità contrattile residua del cuore stesso: in altre parole, fa sì che il cuore lavori in modo più efficace senza bisogno di fonti energetiche esterne. Una volta sul mercato, l’Heart Damper si porrebbe come una soluzione più semplice, precoce, economica e meno invasiva delle attuali assistenze. Quando Eucardia è nata, nel dicembre del 2013, l’Heart Damper era solo un brevetto: grazie al lavoro di team e alle sinergie tra professionisti, aziende nazionali e internazionali partner di Eucardia, venture capital e investitori privati, quel brevetto è oggi un prototipo che ha superato con successo le prove a sostegno del proof-of-concept e che sta affrontando la fase di proof-of-evidence.


Il team di Eucardia
Eucardia intende cambiare il paradigma terapeutico di una patologia molto diffusa e attualmente incurabile: credo sia la grandezza di questa visione ad averle permesso di attrarre a sé persone di comprovata competenza, con decenni di esperienza nei settori chiave per lo sviluppo dell’impresa. Colonna portante del nostro team è Marco Bottaro, Chief Executive Officer di Eucardia dal momento della sua fondazione. Prima di essere un grande professionista, Marco è un uomo di enorme valore: ha supportato Eucardia e il resto della squadra nei momenti positivi e in quelli meno positivi, mantenendo sempre lo sguardo alto verso il futuro e salda la certezza nella bontà dell’obiettivo.

Ha più di venticinque anni di esperienza nel settore Life Sciences: ha lavorato come venture partner per diverse istituzioni finanziarie e come consulente strategico per imprese attive nei settori MedTech, Biotech e Nutritional Ingredients. Alessandra Marzorati ed Elisa Fornasa sono gli ingegneri biomedici che, insieme a mio padre, sviluppano il dispositivo: la prima è R&D Manager, la seconda Project Manager. Edoardo Tronchet, infine, è il Regulatory Affair Manager di Eucardia: si occupa cioè di fare sì che la ricerca venga condotta nel rispetto delle normative e linee guida internazionali per l’ottenimento delle autorizzazioni a procedere con l’impianto nell’uomo.

Tutti e tre hanno colto l’invito del più famoso degli startupper a essere non solo affamati, ma folli: sono professionisti di primordine e persone coraggiose che, per lavorare in Eucardia, hanno lasciato posti prestigiosi e, in alcuni casi, cambiato casa e città. Oggi, che Eucardia sta per compiere quattro anni, se guardo indietro non posso non confermare ancora una volta che sì, credo fermamente nel potere dei sogni. Più sono grandi, più muovono energie. Quella di Eucardia è la storia di un sogno ambizioso, che diventando mission è riuscito a coinvolgere un team motivato e coeso, sicuro che, grazie alla tecnologia, sia possibile risolvere un problema medico pressante come l’insufficienza cardiaca, e di essere sulla strada giusta per riuscirci.
 

Foto1 dispositivo:
L’Heart Damper è una struttura di nitinol ricoperta da una membrana di materiale biocompatibile. Una volta impiantato nel ventricolo sinistro per via trans-apicale (attraverso una piccola incisione sul fianco sinistro), si muove verso l’alto sfruttando la capacità contrattile residua del cuore, senza bisogno di fonti energetiche esterne.

Foto2 team:
Da sinistra, Marco Bottaro, Alessandra Marzorati, Elisa Fornasa, Roberto e Francesca Parravicini, Edoardo Tronchet. Al centro, l’Heart Damper.


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