START UP: STORIE DI IDEE E CORAGGIO

Un dispositivo medico salvavita per la gestione avanzata della temperatura corporea, si propone di rivoluzionare il trattamento dei danni cerebrali migliorando significativamente la vita dei pazienti. Storia della start up vincitrice del Premio Cuore Digitale, 3°edizione - Scienza per la Vita. 
Intervista a Mary Franzese, Cofondatrice Neuron Guard Srl

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni 7 secondi nel mondo una persona soffre di danno cerebrale acuto come conseguenza di ictus, arresto cardiaco e trauma cranico, confermandosi tra le patologie con il più elevato numero di morti e disabilità permanenti. Solo nel 2015, abbiamo assistito a 15 milioni di vittime nel mondo da danno ischemico e cardiaco, mentre l'incidenza globale per anno dei trauma cranici è 200 su ogni 100.000 pazienti.

Ad oggi, la spesa sanitaria globale per queste patologie è di 320 miliardi di dollari ma, secondo dati diffusi recentemente dall'OMS, nel 2025 raggiungeranno valori intorno ai 4 trilioni di dollari solo nei Paesi a medio-basso reddito (LMIC nella definizione della Banca Mondiale). Neuron Guard sta sviluppando una soluzione integrata per i pazienti con danni cerebrali acuti al fine di ridurre le conseguenti lesioni neurali e salvare parti del cervello che altrimenti potrebbero essere danneggiate e provocare la perdita di funzioni vitali come la parola, la visione, il movimento e persino la capacità di respirare.


Come è nata?
L’idea nasce nel 2012, da un’osservazione diretta e da una forte curiosità clinico-scientifica di Enrico Giuliani, allora medico anestesista al Policlinico di Modena e dottorando di ricerca in Medicina Clinica e Sperimentale presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Dall’idea al deposito della domanda di brevetto, fino alla nascita della startup trascorrono diversi mesi durante i quali Enrico si scontra con la mancanza dei fondi da dedicare alla ricerca perché tutti destinati alla ricostruzione post terremoto. Enrico non demorde e presenta Neuron Guard ad un fondo di investimento di Milano che gli propone un programma di accelerazione per startup.

Lì conosce me, selezionata per affiancarlo per 3 mesi come “startup MBA partner” e aiutarlo a trasformare quell’idea in un progetto imprenditoriale vero e proprio, in grado di dare un beneficio non solo agli attori del contesto sanitario (ospedali, ambulanze, centri di ricerca , etc.), ma anche alla nostra comunità di pazienti, salvando vite e riducendo significativamente i livelli di disabilità. Durante questi 3 mesi, sia io sia Enrico decidiamo di dedicarci appieno a questa esperienza a tal punto da rinunciare a importanti proposte di lavoro (io) e lasciare il rispettivo lavoro (Enrico). Scelte azzardate le nostre, non è stato semplice affrontare chi ci prendeva per matti, ma ci credevamo così tanto che abbiamo voluto lottare sin dall’inizio contro ogni forma di resistenza, intra ed extra familiare.


Come funziona il dispositivo?
Il nostro sistema di gestione della temperatura funziona scambiando calore con il corpo del paziente mediante i grandi vasi del collo. Il collo infatti è attraversato da circa il 20% del sangue che il cuore pompa ogni minuto, quindi un’azione mirata e sufficientemente intensa può significativamente incidere sul bilancio termico del cervello e più in generale dell’intero organismo.


Quando si usa?
Può essere usato in situazioni di emergenza, quali ad esempio il post-arresto cardiaco oppure in sala operatoria o terapia intensiva per regolare attivamente la temperatura corporea e cerebrale del paziente. In questi contesti diventa molto importante mantenere la temperatura del paziente stabile ad un livello ottimale, raffreddando o riscaldando il soggetto.

Ad esempio, dopo un arresto cardiaco, nel caso la persona non sia cosciente, è indicato mantenere una temperatura lievemente inferiore alla norma (da 36°C a 34°C) ed evitare che si sviluppi febbre per un periodo di almeno 24 ore perché tale provvedimento migliora in modo significativo l’outcome neurologico, riducendo così la disabilità permanente.


Di quali parti è composto?
Il sistema si compone di tre parti: un collare terapeutico, principale interfaccia termica con il paziente, un'unità di controllo, che alimenta e controlla il funzionamento del collare, un guscio protettivo monouso, che viene cambiato ad ogni paziente per prevenire la contaminazione. Il collare è un dispositivo indossabile dove è alloggiato il primo stadio degli elementi termicamente attivi ed una rete di sensori per monitorare e regolare settore per settore il processo di gestione della temperatura.

L’unità di controllo, che è collegata mediante un connettore al collare, è il punto in cui alloggia l’interfaccia utente e l’elettronica di controllo del collare. I dati raccolti dal collare, opportunamente calibrati con le variabili antropometriche del paziente, permettono all’unità di controllo di stabilire il profilo ottimale di raffreddamento o riscaldamento per raggiungere l’obiettivo termico stabilito dal medico. L’unità di controllo è la sede del secondo stadio del processo di gestione della temperatura e lavora di concerto con il collare per ottenere le migliori prestazioni in termini di efficacia ed efficienza. Infine, il guscio protettivo, ovvero l’involucro monouso che avvolge il collare quando è in funzione con la finalità di prevenire la contaminazione da parte di agenti patogeni, garantisce al paziente la massima tollerabilità e sicurezza.


In cosa differisce questo trattamento rispetto a quelli attuali?
Questo trattamento innova la gestione della temperatura offrendo al medico la possibilità di regolare finemente la temperatura del paziente. I trattamenti attuali possiamo dividerli in due categorie: sistemi invasivi, che vengono direttamente in contatto con il sangue del soggetto, con ovvie limitazioni d’uso visti i possibili effetti collaterali cui espongono il paziente; sistemi non invasivi, che possono avere la forma di coperte, vesti e fasce raffreddanti, che hanno lo svantaggio di agire su tutto il corpo, trattando aree dove il raffreddamento e/o il riscaldamento non sono indicati. Esistono infine sistemi più localizzati come collari o cannule nasali che, per le caratteristiche stesse delle tecnologie impiegate, mal si adattano ad un uso prolungato, quale ad esempio quello richiesto in genere in questo tipo di trattamenti.

Al fine di ridurre gli effetti collaterali senza sacrificare l’efficacia clinica, Neuron Guard mira a differenziarsi dai dispositivi attualmente utilizzati in quanto combina tre caratteristiche vantaggiose: è completamente regolabile come i sistemi total body (controllo), può funzionare per lungo tempo (durata del trattamento), è localizzato (trattamento mirato).


Il nuovo dispositivo: qual è l'elemento di novità?

È un sistema portatile e non invasivo per la regolazione della temperatura cerebrale e corporea. L’aspetto più innovativo è l’approccio al problema perché, anziché focalizzarsi sull’intero organismo, il sistema privilegia un approccio più mirato all’organo più sensibile alle variazioni di temperatura, il cervello per l’appunto. Questo consente di ridurre in modo significativo le dimensioni della macchina e le sue richieste energetiche.

Un sistema portatile infine garantisce la massima flessibilità d’impiego sia nel contesto intra-ospedaliero, quindi terapia intensiva e sala operatoria, sia extra-ospedaliero, nell'emergenza territoriale. In tutte le patologie tempo-sensibili un’azione precoce garantisce migliori risultati clinici: poter regolare la temperatura del paziente già sul luogo dell’evento e durante il trasporto diventa particolarmente interessante in tutti quei casi dove i tempi di soccorso si allungano, come nelle aree urbane più popolate e trafficate o in luoghi remoti.


Qual è lo stato di evoluzione del progetto?
Neuron Guard ha raggiunto un’importante milestone, ovvero la creazione del primo sistema umano completamente funzionante. Abbiamo inoltre ottenuto tre brevetti - Italia, USA, CINA - e siamo in attesa di risposte in altri 11 Paesi nel mondo. Abbiamo di recente avviato un’attività di test interni prima di avviare le fasi successive. Ci attendono infatti l'industrializzazione, gli studi clinici – siamo in contatto con 13 strutture cliniche nazionali ed internazionali – e la fase di certificazione per poterlo immettere sul mercato. I dispositivi medicali, a seconda della classe di rischio, hanno percorsi di accesso all'impiego clinico differenti per garantire il massimo livello di sicurezza ai pazienti.


Quando sarà lanciato sul mercato?
Prevediamo che il dispositivo sarà disponibile nei primi centri di ricerca che hanno sin dall'inizio collaborato allo studio del dispositivo trascorsi 18/24 mesi dalla chiusura del prossimo round di investimento.


Quali sono gli elementi che vi hanno permesso di compiere questa scelta?

Gli elementi che ci hanno consentito di compiere questa scelta? Potrei elencarne diversi. Prima di tutto, ritengo siano stati determinanti la passione e la volontà di realizzare qualcosa in cui abbiamo creduto tanto sin dal primo momento in cui l’idea ci è balenata. Il credere fortemente ci ha poi spinti a trovare le condizioni per portare avanti il progetto, a partire dal convincere le nostre famiglie ad aiutarci con un contributo finanziario, fino all’emissione di un contributo regionale , Bando Start Up Innovative Regione Emilia Romagna. In secondo luogo sono stati cruciali la formazione e le esperienze pregresse. Nel mio caso, ho studiato Economia tra l’Italia e l’Estero, ho frequentato un Master in Imprenditorialità e Strategia Aziendale, ed ho gestito per due anni una cooperativa erogante servizi a supporto ai centri riabilitativi.

Le esperienze all’estero e quella lavorativa mi hanno arricchita e fortificata, a tal punto da non porre dei limiti al raggiungimento dei miei obiettivi. Dove c’erano le occasioni, io mi recavo lì per afferrarle perché essere una delle tante non mi soddisfaceva e avevo bisogno di essere “un gradino sopra” rispetto a chi gareggiava con me per entrare nel mondo del lavoro. Medesimo discorso per Enrico, 35 anni, fondatore di Neuron Guard e l’inventore del sistema di gestione della temperatura corporea sviluppato dalla Società. Ha seguito sempre la sua curiosità scientifica con più di 30 lavori pubblicati su riviste internazionali. Si è laureato in Medicina e specializzato in Anestesia, Terapia Intensiva e Rianimazione presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.

Questo percorso gli ha permesso di approfondire i meccanismi di danno cellulare e i possibili trattamenti per prevenirli. Ha prestato servizio in Croce Rossa approfondendo le tematiche relative all’emergenza territoriale ed ha avuto l’opportunità di approfondire le proprie conoscenze anestesiologiche al Mount Sinai Hospital di New York. Dal 2014 collabora con l’Università di Cambridge per lo studio del sistema Neuron Guard e la sua applicazione in ambito di terapia intensiva. Nel 2016 ha ottenuto un dottorato di ricerca in Medicina Clinica e Sperimentale presso l’Università di Modena. Terzo ed ultimo elemento è stato il coraggio. Non è facile superare il “dolore” provocato da tante porte in faccia, la miopia italiana, il mercato dei capitali e dei fondi che stentano a credere in una mera idea e ti chiedono prove su prove, la paura di restare senza cassa prima ancora di aver realizzato qualcosa di spendibile sul mercato. Noi non abbiamo mollato e abbiamo cercato di far conoscere la nostra idea in Italia e nel mondo, arrivando a chiudere delle importanti collaborazioni di ricerca e industriali (vedasi Cambridge), e ad ottenere riconoscimenti utili per far conoscere il nome della nostra giovane azienda.

La nostra ambizione? Rivoluzionare il processo di cura dei danni cerebrali a partire dal luogo dell’evento fino all’ospedale, e accompagnare il paziente, il personale medico e quello laico in tutto il percorso terapeutico. Occorre che sfruttiamo al volo questa occasione perché il tempo per noi è una risorsa scarsa ma preziosa. È per questo che il nostro motto è “in questa corsa contro il tempo ogni minuto è prezioso… Time is brain, Freeze it!”.


Per info:
www.neuronguard.com
info@neuronguard.com



CUORE DIGITALE
Cuore Digitale è un’associazione senza scopo di lucro nata a Roma nel Marzo 2015 al fine di promuovere la Cultura Digitale quale elemento essenziale di una società moderna, non solo come strumento bensì come elemento aggregativo ed attivo dell’economia, della politica, del lavoro, della medicina, dell’istruzione. Cuore Digitale ha come obiettivo quello di creare una “rete digitale” al servizio della collettività stimolando creatività e sviluppando opportunità a chi fa del digitale un fattore di crescita e uno strumento di vita, in particolar modo a favore delle persone più fragili.

Caratteristica istituzionale principale di Cuore Digitale è il Premio Cuore Digitale. “Premio Cuore Digitale” è il Premio simbolico istituito a titolo di riconoscimento del merito personale e di incoraggiamento rivolto a start up, makers, sviluppatori, inventori digitali, ricercatori, in generale a tutti coloro che con la propria attività tecnologica si mettono al servizio della collettività distinguendosi nel sociale. Il Premio ha ottenuto attestati di stima dal Santo Padre, riconoscimenti dal Quirinale e dal Senato della Repubblica. In particolar modo l’evento Premio Cuore Digitale permette a startup ed aziende di incontrarsi in importanti luoghi istituzionali per favorire networking, sviluppare collaborazioni e presentare le ultime innovazioni al territorio, fatto di associazioni, enti, cittadini, persone fragili.
Informazioni:
http://www.cuoredigitaleroma.org/premio-cuore-digitale/



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