IMPOSSIBILE MA VISIBILE

Accettare e superare i propri limiti, sorridere ironizzando sul mondo e soprattutto cambiare prospettiva, trasformando la paura in coraggio e il disagio in risorsa.
A cura di Cooperativa Sociale Nazareno - Carpi (MO)

Il Festival Internazionale delle Abilità Differenti, giunto ormai alla 19a edizione, si è chiuso da poche settimane.

La manifestazione, organizzata dalla Cooperativa Sociale Nazareno di Carpi, ha coinvolto i palchi di varie cittadine emiliane partendo da Carpi e arrivando fino a Bologna.

La proposta di quest’anno ha incluso spettacoli di danza, musica e teatro, laboratori, proiezioni di film, presentazioni di libri, incontri e testimonianze.

La manifestazione dal titolo Impossibile ma visibile è stata dedicata all’eccellenza nella differenza: abbiamo incontrato artisti che non si sono arresi o nascosti di fronte al proprio limite, bensì lo hanno conosciuto, accolto e superato, investendo sui propri talenti e perseguendo i propri desideri. «La bellezza che passa attraverso le fragilità e le crepe dell’esistenza delle vite esplicitamente imperfette dei nostri artisti, non è altro che una versione della vita implicitamente imperfetta di tutti noi.

Questi artisti ci parlano di libertà: quella di essere», commenta il presidente della cooperativa sociale Nazareno Sergio Zini. Il Festival tramite gli eventi ha voluto mettere il pubblico in contatto con una dimensione che spesso si tende a mettere in disparte; la condivisione aiuta e rende lieti non solo chi porta con sé la sofferenza, ma tutte le persone che in un modo o nell’altro sono state coinvolte.

Gli appuntamenti con le testimonianze di Gina Codovilli, di Massimiliano Verga, di Silvia Chiodin e di Enrico Craighero hanno dato al pubblico una visione di insieme di quello che può essere il vivere con una malattia o una disabilità. Dal dolore e la sofferenza che cosa si può generare? Si realizza un amore altrettanto forte che fa cambiare la percezione di ciò che sta accadendo e fa vedere che tutto quello che si possiede è un dono, un’esperienza educativa, intesa come occasione di rinascita per tutte le persone. Gli spettacoli teatrali hanno proposto sperimentazioni e pièce classiche, con la Compagnia teatrale Manolibera e la Compagnia Teatrale Talentho.

Appuntamento ormai irrinunciabile all’interno della manifestazione è stato l’Open Festival, rassegna presente dal 2007 dedicata alle opere teatrali, di danza e video realizzate da compagnie emergenti integrate. L’obiettivo dell’Open Festival da sempre è sostenere e promuovere questo tipo di realtà inclusive, focalizzando l’attenzione sull’integrazione tra soggetti con talenti differenti e sulla contaminazione di generi che porta a realizzare lavori di qualità dal punto di vista artistico.

Le arti performative aiutano i ragazzi ad essere non soltanto attori ed esecutori di una performance, ma anche promotori essi stessi di quello che è la base della rappresentazione. Si vuole far vedere che esiste un universo fatto di attori, danzatori e musicisti non proprio convenzionali, in carrozzina o con la sindrome di Down. “La cosa più semplice è mettersi di fronte a loro per quello che si è, senza pensare a delle tecniche o strategie di come relazionarsi nel rapporto, ma semplicemente mettendo sé stessi in quello che si è e si vuole realizzare insieme.” (Stefano Belloni, educatore della Cooperativa Nazareno).

Quest’anno si è scelto di inserire, per la prima volta, l’incontro sulla responsabilità sociale d’impresa. Per raccontare di questa realtà sono state invitate eccellenze imprenditoriali nazionali ed internazionali. Esempi virtuosi che hanno volontariamente deciso di dare spazio lavorativo a quelli che la società considera “gli ultimi”.

Questo può creare al contempo valore per la persona stessa, permettendole di esprimere le proprie potenzialità, e valore per l’impresa in termini di performance. Si sono confrontati Stephan Kohorst, titolare dell’azienda tedesca Dr. Ausbüttel & Co.Gmbh, produttrice di cerotti che sono inscatolati dai ragazzi della cooperativa Nazareno; Simone Martini, direttore amministrativo BB Group Spa, che nelle selezioni del personale dà la priorità a candidati malati; Anne Hulzebosch e Dolph Wibier, rappresentanti di Look-O-look, che in Olanda hanno assunto centinaia di persone svantaggiate per incartare le loro caramelle. La location è stata offerta dall’Azienda Angelo, il cui spirito imprenditoriale si fonda su forti valori radicati nella propria origine e nella propria storia. In questo sistema, l’uomo, inteso come risorsa da valorizzare e da sostenere, occupa una posizione centrale. 

Altro momento di approfondimento è stato il convegno sull’Autismo e le nuove tecniche riabilitative, concepito con la certezza che tutte le persone, se coinvolte nel modo giusto, possono diventare risorsa per tutti, creando occasioni di socializzazione, occupazionali e di lavoro, attraverso il coinvolgimento dei familiari e di persone competenti. Sempre sul tema dell’autismo è stato il doppio appuntamento con la proiezione cinematografica di “Life, Animated” film-documentario tratto dal libro scritto dal giornalista americano Ron Suskind che narra la storia del proprio figlio Owen Suskind, che dall’età di tre anni comincia a manifestare i sintomi di una grave forma di autismo.

Chiuso in se stesso, Owen trova grazie alla visione dei film Disney un tramite per comunicare e per oltrepassare la barriera che lo separa dal mondo, sviluppando così un modo del tutto alternativo di esprimersi attraverso la voce dei suoi eroi. Grande spazio è stato dato alla musica, con diversi eventi: il primo è stato a Casa Mantovani del Ensamble Concordanze, nato dall’unione di musicisti e musiciste di tre delle più importanti istituzioni musicali bolognesi il Teatro Comunale, il Dipartimento di Musica e Spettacolo e il Conservatorio G.B. Martini.

Fin dalla sua fondazione ha attuato questi propositi: offrire concerti completamente gratuiti per fare della musica un bene accessibile a tutti e tutte; replicare questi concerti in luoghi di forte interesse sociale, quali carceri, istituti psichiatrici, scuole di italiano per migranti, per fare della musica classica uno strumento tramite cui migliorare la società̀ in cui si vive Successivamente il gruppo musicale integrato Flame the Band da New York, si è alternato sul palcoscenico allo spettacolo di danza della compagnia senese Egosum, con una rivisitazione danzante dell’Amleto, in una serata tra note e poesia. I giovani danzatori con sindrome di Down hanno collaborato con alcune giovanissime danzatrici, con cui hanno in comune verità e poesia. 

La serata di chiusura del Festival è stata affidata ai Ladri di carrozzelle, la band composta in gran parte da artisti con disabilità che, con l’ironia e l’amore per la musica, sono riusciti a vivere la diversità come valore e non come problema. Il gruppo ci ha educato ad un bellissimo pensiero: accettare e superare i propri limiti, sorridere ironizzando sul mondo e soprattutto cambiare prospettiva, trasformando la paura in coraggio e il disagio in risorsa. Sono queste le idee sentite e tradotte in musica dalla band, che vuole promuovere un’immagine nuova delle diverse abilità, fatta di integrazione, competenza e professionalità. Pensando a questo Festival, è evidente che chi è intervenuto raccontando di sé, esibendosi negli spettacoli, cantando, ballando o recitando non ha fatto discorsi o portato filosofie di vita ma ha raccontato un’esperienza: quella di chi fa i conti con il proprio limite, giorno dopo giorno, gettando il cuore oltre l’ostacolo.



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