DCA: L'IMPORTANZA DELLA DIAGNOSI PRECOCE E DI UNA CORRETTA TERAPIA

L’ARFID o Disturbo dell’alimentazione evitante/restrittivo è il più recente tra i Disturbi Alimentari ad essere stato classificato e, come anoressia e bulimia, si combatte con la diagnosi precoce.
Intervista a Valeria Zanna, referente psichiatra per i Disturbi Alimentari dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Roma

Dottoressa, i disturbi alimentari esordiscono in età sempre più precoce. Perché?
Negli ultimi anni si è registrato un abbassamento dell'età di esordio fino agli 8-9 anni. Ciò è dovuto sia all'abbassamento dell'età puberale sia alla massiccia esposizione a modelli "adultizzanti". Oggi i bambini sono bombardati da stimoli che contribuiscono a sostenere un'immagine di magrezza eccessiva sostanzialmente irraggiungibile. Quando questi stimoli si intrecciano con altre variabili di rischio come una personalità già insicura o arrivano in una particolare fase evolutiva, possono incidere sull'insorgenza del disturbo.


I Disturbi Alimentari nell’ambito delle patologie psichiatriche presentano il più alto indice di mortalità: è un dato allarmante.
Nel caso dell'Anoressia Nervosa il rischio di morte è 5-10 volte maggiore di quello di persone sane della stessa età e sesso. Tuttavia, nel 40-50% dei casi, quando il trattamento si basa sulle indicazioni delle linee guida internazionali ed è condotto da una équipe multidisciplinare integrata, la guarigione è completa. Questa percentuale aumenta nei casi a esordio precoce perché, quanto prima si presenta il problema, tanto più è facile intervenire con programmi terapeutici intensi: la personalità di un bambino è ancora in via di sviluppo, il disturbo non ha tempo di cronicizzare ed è per questo che l'intervento terapeutico risulta più efficace.


L’incidenza dell’Anoressia Nervosa è stimata essere di almeno 8 nuovi casi per 100.000 persone in un anno tra le donne, 12 nuovi casi per quanto riguarda la Bulimia Nervosa. Di che patologie si tratta?
Chi è affetto da questi Disturbi vive con l'ossessione del cibo, del peso e dell'immagine corporea e adotta dei comportamenti alimentari che si modificano nel tempo: sono di natura restrittiva in caso dell’Anoressia, tendenti all'eccesso nei casi della Bulimia e del Binge eating. La letteratura scientifica ha evidenziato che la genesi è multifattoriale: predisposizione genetica, tratti di personalità che tendono al perfezionismo, attitudine al controllo ossessivo e fattori familiari concorrono all'origine del problema.


Nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali è stata inserita una nuova forma di DCA, l’ARFID. Che cosa è e come si differenzia dagli altri disturbi alimentari?
Il Disturbo da Alimentazione Evitante/ Restrittiva è un disturbo alimentare che colpisce soprattutto i bambini, spesso dai 2-3 anni di età fino alla pre-adolescenza. Si manifesta con diversi comportamenti che vanno dall’alimentazione selettiva (restrizione a poche o pochissime categorie di alimenti, scelti in base al colore, all'odore, alla consistenza o altro), alla paura di soffocare o al completo disinteresse per il cibo. Nell'Arfid non c'è mai quella preoccupazione ossessiva per la forma del corpo, per la magrezza, per la perdita volontaria di peso che caratterizza l'Anoressia Nervosa o gli altri Disturbi Alimentari, tuttavia il bambino può mostrare una significativa perdita di peso a causa del disturbo e carenze nutrizionali, nonché limitazioni nella vita sociale.


Quali possono essere le complicanze legate ai DCA in età evolutiva?
Le complicanze mediche dei Disturbi del Comportamento Alimentare si estendono a diversi organi e apparati, con gravità variabili a seconda dello stato di malattia, della durata dei sintomi o della loro gravità. Una prima conseguenza è la perdita del ciclo mestruale nelle donne e quindi una regressione ad un quadro prepuberale, con riduzione delle dimensioni dell’utero e delle ovaie. L’amenorrea interferisce con una adeguata composizione delle ossa durante l’adolescenza costituendo un pericolo per osteoporosi e osteopenia. Alcuni apparati e organi in molti soggetti possono restare compromessi dalla denutrizione o dalle pratiche compensatorie utilizzate per perdere peso, tra questi l’osso, lo smalto dei denti, il fegato e il rene.


Quali sono i primi segnali a cui prestare attenzione? Si può parlare di diagnosi precoce per i DCA?

È necessario distinguere, soprattutto in età infantile, quelle forme passeggere, espressione di un normale sviluppo evolutivo, da quelle che rappresentano dei veri e propri disturbi. In generale, una rapida perdita di peso, la presenza di un disagio emotivo o relazionale sottostante, la tendenza all’isolamento, repentini cambi di umore e una tendenza ad evitare quelle situazioni familiari o sociali collegate al cibo possono rappresentare i primi campanelli d’allarme. A questo si aggiunge poi l’eccessiva influenza del peso corporeo sull’autostima e l’avvio di comportamenti compensatori come un’intensa attività fisica o l’uso di lassativi per lenire il senso di colpa legato all’assunzione di cibo.


La famiglia in questi casi come dovrebbe reagire?
Il disturbo alimentare di un figlio spesso sollecita paure e ansie in un genitore rispetto alle potenziali conseguenze sul piano fisico che il rifiuto del cibo può provocare. Tuttavia, il rischio è che l’attenzione si concentri solo sul sintomo alimentare, senza andare ad indagare i motivi che spingono l’adolescente a rifiutare il momento del pasto. È utile quindi parlare con bambini e ragazzi delle proprie paure e delle proprie difficoltà, mantenendo un atteggiamento attento ma non controllante o giudicante ed evitando atteggiamenti iperprotettivi o rigidi. Se pur mantenendo un atteggiamento equilibrato e non troppo apprensivo permane la percezione di un problema è utile contattare il pediatra che può eventualmente indirizzare a un centro specialistico per la diagnosi e il trattamento dei Disturbi Alimentari.


Qual è l’approccio terapeutico più corretto nei confronti dei disturbi alimentari nei bambini e nei ragazzi?
Proprio perché i DA riconoscono una eziopatogenesi multifattoriale e coinvolgono sia aspetti più strettamente medici, che aspetti psicologici individuali e relazionali-familiari, il trattamento deve essere integrato richiedendo l'intervento di più figure professionali: psichiatri, psicologi, nutrizionisti, specialisti di medicina interna, etc. Le più recenti linee guida nazionali e internazionali (RANZCP-CPG, 2014; APA, 2006; NICE, 2004) suggeriscono come fondamentale il coinvolgimento dei genitori nel trattamento dei DA in età evolutiva. Il modello dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il Multifocal Integrated Treatment (MIT; Zanna et al., 2017), ad esempio, offre un lavoro contemporaneo diretto sia ai pazienti che ai loro genitori su più aree di competenza (medica, nutrizionale e psicologica). Accanto quindi ad un trattamento diretto alla risoluzione del sintomo alimentare, si affianca un’attenzione agli aspetti psicologi e relazionali sottostanti, andando ad incidere sulle cause profonde della malattia.


Secondo l’OMS circa il 20% della popolazione pediatrica è colpita da disturbi dello sviluppo e psichiatrici in età infantile e adolescenziale. L'Unità di Neuropsichiatria Infantile del Bambino Gesù è un punto di riferimento a livello nazionale. Quali sono i vostri punti di forza?
Sicuramente un valore aggiunto è la presenza di figure professionali diversificate per aree di competenza, che garantiscono l’assistenza da parte di personale specifico e qualificato nelle diverse problematiche dell’età evolutiva. Non di meno, essendo l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù anche un IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) assicura un processo di miglioramento continuo della qualità delle cure che garantisce un percorso clinico-assistenziale sempre in linea con la ricerca scientifica internazionale.



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