VINCERE INSIEME

Investire significa tante cose, non è soltanto un valore in termini di denaro, ma significa mettere di fronte ai particolarismi un obiettivo più alto, più importante per tutti, e poi agire di conseguenza.
Intervista a Luigi Roth, Presidente Gruppo Lombardo Cavalieri del Lavoro

Manager di lungo corso, Luigi Roth ha sviluppato la sua carriera in alcune delle più grandi aziende italiane pubbliche e private come Pirelli, Breda, Ansaldo, Ferrovie Nord Milano, Fondazione Fiera Milano, Cassa Depositi e Prestiti, Terna. Oggi è presidente di Alba Leasing, senior advisor di Equita SIM e siede in numerosi Consigli di Amministrazione. Da molti anni Cavaliere del Lavoro, oggi è Presidente del Gruppo Lombardo, oltre che Vice Presidente nazionale, con un programma di attività concrete rivolte ai giovani, centrate sia sulla formazione sia sull’obiettivo di ridurre la distanza tra mondo del lavoro e scuola/università, contribuendo ad avvicinare i giovani al mondo del lavoro. Si distingue nell’impegno sociale al servizio di progetti di assistenza e cura: presiede la Fondazione Menotti Tettamanti per lo studio e l’assistenza della leucemia infantile. È un’istituzione scientifica no-profit, nata nel 1987 in memoria di Matilde Tettamanti Menotti De Marchi, per rispondere alle domande cliniche dell’emato-oncologia pediatrica con l’attività di ricerca sugli aspetti biologici e terapeutici per curare la leucemia del bambino.

Insieme al Comitato Maria Letizia Verga e all’Ospedale San Gerardo di Monza, la Fondazione Tettamanti ha creato la Fondazione MBBM, che gestisce direttamente i reparti della Clinica Pediatrica, della Clinica Ostetrica e della Neonatologia dell’Ospedale San Gerardo di Monza, dove è stato inaugurato il nuovo padiglione per l’Ematologia Pediatrica, quarto centro al mondo a riunire in un’unica struttura cura, ricerca e formazione.

Lei è Presidente del Gruppo Lombardo dei Cavalieri del Lavoro, che conta oggi 120 Soci sui 536 iscritti a livello nazionale, e il cui fatturato rappresenta una quota tra il 21% e il 24% del PIL nazionale. Come vanno interpretati questi numeri?
Quello lombardo tradizionalmente, e per la specificità del suo territorio e delle sue economie, rappresenta un Gruppo pesante in termini di numeri e di quota del prodotto interno lordo, ma la prospettiva giusta è quella del Paese. Tra i Cavalieri del Lavoro lombardi vi sono persone e aziende importanti, che in modi diversi contribuiscono allo sviluppo del Paese. La grande potenzialità che io vedo ancora inespressa sta nella capacità di fare rete tra soci del Gruppo, a livello certamente della Lombardia ma anche nazionale, su iniziative di impatto sociale, per esempio dedicate ai giovani. In ogni ragazzo che trova la sua strada, e in ogni azienda che può trovare una risorsa per crescere, c’è un grande valore.

È per questo che ci stiamo impegnando proprio nel “laboratorio” lombardo a intraprendere progetti che da un lato esprimano la nostra specificità e i nostri valori, e dall’altro possano essere utili, possano prendere valore dalla nostra esperienza, sia umana sia professionale.

Come è cresciuto negli ultimi anni il tessuto imprenditoriale italiano? Si è evoluto, ha saputo crescere e migliorarsi, o prevale la tendenza a mantenere sempre lo status quo?

Sempre bisogna crescere. In una competizione così variegata come quella di questi anni non ci si può permettere di chiudersi, di occuparsi solo del proprio orticello. Gli scenari esterni hanno influenze imprevedibili, e continuano a proporci nuove istanze. Credo però che essere attenti a quello che ci circonda, e prendercene cura in modo attivo - oggi si chiama social impact, o responsabilità sociale - sia un modo per rigenerarsi continuamente, per aprirsi al cambiamento e soprattutto per fare profitto con una logica evoluta rispetto al passato. Chi si fa carico di una parte di responsabilità collettiva, ottiene anche risultati migliori nel business, perché le persone sono più motivate, consapevoli, le aziende più amate… questo oggi è il senso della leadership. È “vincere insieme”, ma anche restituire in termini virtuosi i risultati dei propri successi.

Quali sono le situazioni, i comportamenti, che durante la sua lunga esperienza manageriale l’hanno più amareggiata?
Le rispondo capovolgendo la prospettiva, perché di cose che amareggiano e di momenti di “solitudine” nella vita di un capo azienda ce ne sono molti. Ma credo sia meglio ispirarsi alle situazioni e ai comportamenti che hanno permesso a me e alle aziende che ho guidato di distinguersi, di realizzare progetti che all’inizio sembravano impossibili da raggiungere. La prima cosa è cercare sempre di essere contributivi, di non limitarsi a gestire l’esistente, ma cercare sempre di innovare, di “alzare l’asticella”, di essere disruptive. L’altra parola chiave è fare rete: il concetto di squadra è fondamentale in azienda, ma se non sei interconnesso con l’esterno, se non tieni conto degli attori chiave dei processi, delle Istituzioni, della cultura, del territorio e delle sue istanze, allora anche un’ottima squadra può restare isolata, essere autoreferenziale. Bisogna saper ascoltare, e adattarsi. Poi naturalmente c’è la capacità tecnica, la professionalità, il presidio costante dei processi, all’interno di una visione strategica che passo dopo passo orienta l’azione. Vorrei citare uno dei libri che mi piace rileggere, e che ho regalato a tante persone negli anni, Allegro ma non troppo di Carlo Cipolla. Cipolla era uno storico, che ormai quasi trent’anni fa ha scritto un breve saggio sulle leggi fondamentali della stupidità umana. Gli stupidi, secondo Cipolla, sono una percentuale costante della nostra società, e sempre sottostimata. Sono pericolosissimi, perché causano danni agli altri senza realizzare vantaggi per sé, e anche talvolta rimettendoci. Più pericolosi dei banditi. Una società in declino è quella che vede i più stupidi essere attivi, mentre una società in ascesa è quella in cui le persone più intelligenti riescono a controllare gli stupidi e a fare cose buone per sé e per gli altri, portando progresso e benessere.

Se dovesse usare solo due parole, una per indicare il punto di forza, una per il punto di debolezza del sistema economico italiano, quali userebbe?
Il punto di forza è l’aspetto umano, le grandi individualità e professionalità che abbiamo nel nostro sistema. La debolezza - e forse mi ripeto, ma è molto importante - è nel non riuscire a essere un sistema, una rete virtuosa in cui ciascuno fa il meglio di ciò che sa fare e moltiplica il risultato.

Parliamo di Ricerca e Innovazione: si sta investendo abbastanza oggi in Italia su questo fronte?
Anche nella ricerca e nel sociale i mali sono esattamente gli stessi: presiedo la Fondazione Menotti Tettamanti per lo studio e la cura delle leucemie infantili, e lo faccio da più di 30 anni. Questa Fondazione opera insieme ad altri soggetti che si occupano di assistenza, cura e ricerca scientifica ai massimi livelli e insieme a una struttura pubblica, l’Ospedale San Gerardo di Monza. L’obiettivo di questa “costellazione” di soggetti è guarire dei bambini malati. Un bambino guarito in più per noi conta: oggi più dell’80% dei bambini con diagnosi di leucemia o linfoma guarisce, contro il 30% del 1979. Investire significa tante cose, non è soltanto un valore in termini di denaro, ma significa mettere di fronte ai particolarismi un obiettivo più alto, più importante per tutti, e poi agire di conseguenza. E nonostante il nostro obiettivo sia immenso, spesso troviamo degli ostacoli dettati da logiche che nulla hanno a che fare con i bambini, con il lavoro dei ricercatori, dei medici, di chi assiste le famiglie, di chi raccoglie i fondi… Investire per me significa anche premiare i modelli virtuosi, farli conoscere.



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