CYBERTHERAPY E REALTA' VIRTUALE IN MEDICINA

L’Istituto Auxologico Italiano è la prima struttura ospedaliera al mondo a dotarsi di due stanze di tecnologia “Cave”.
Intervista a Marco Stramba-Badiale, direttore del Dipartimento Geriatrico-Cardiovascolare e del Laboratorio Sperimentale di Ricerche di Riabilitazione e Medicina Cerebrovascolare dell’Auxologico di Milano e Giuseppe Riva, direttore del Laboratorio di Tecnologia Applicata alle Neuroscienze dell’Auxologico di Milano.

Grazie ad una stanza virtuale dove si sperimenta la Telepresenza Immersiva Virtuale (TIV), è possibile simulare i tipici scenari in cui vengono trattati alcuni disturbi, tra cui quelli cognitivi nelle fasi iniziali, motori quali quelli conseguenti a ictus e Parkinson, o psicologici come ansia, fobie, stress.

Questo approccio innovativo consente di migliorare l’efficacia dei programmi di riabilitazione per alcune funzioni compromesse, al fine di gestire, superare o ridurre tali deficit e consentendo al paziente di beneficiare del supporto terapeutico negli ambienti in cui si sviluppano comunemente i disturbi.


Prof. Riva, che cosa si intende per cybertherapy?
L’utilizzo di tecnologie della comunicazione e dell’informazione nel mondo sanitario non è un fenomeno nuovo: la telefonia, la radio e la televisione sono entrati prima nelle corsie degli ospedali e poi nelle case dei pazienti per supportare i primi modelli di “telemedicina”. Quello a cui, però, si è assistito negli ultimi anni è un fenomeno con caratteristiche in parte diverse: l’enorme progresso tecnologico ha favorito la diffusione di una serie di dispositivi tecnologici che hanno cambiato radicalmente il modo in cui le persone si relazionano, comunicano e vivono. Ciò ha, inevitabilmente, avuto un profondo impatto anche sul mondo sanitario. L’utilizzo di Internet e delle e-mail, e più recentemente quello della realtà virtuale e della tecnologia mobile stanno emergendo come metodi innovativi a supporto della diagnosi, delle terapie e della formazione in ambito sanitario. Si sta assistendo all’espansione di un settore emergente – la cosiddetta “cybertherapy”- il cui obiettivo è l'uso di tecnologie della comunicazione e dell’informazione per migliorare i processi di assistenza sanitaria. 

L’Istituto Auxologico Italiano è la prima struttura ospedaliera al mondo a dotarsi di due stanze di tecnologia “Cave”. Che cos’è e come sono state realizzate le strutture?
Il CAVE è una stanza in cui il paziente viene a contatto con la realtà virtuale immersiva. Nel CAVE vengono riprodotti su tre schermi e sul pavimento ambienti domestici ed esterni generati dal computer e con i quali il paziente può interagire utilizzando un joypad. Il paziente indossa dei particolari occhiali simili a quelli utilizzati per la visione tridimensionale (3D) al cinema o alla televisione e gli vengono inoltre applicati sensori di posizione che rilevano i suoi movimenti per trasmetterli al computer. Le strutture sono state realizzate grazie ad un finanziamento del Ministero della Salute per l’acquisizione di tecnologie innovative. 

Dott. Stramba-Badiale, quali sono le applicazioni di questa innovativa tecnologia in ambito riabilitativo?
La Realtà Virtuale, e in particolare la Telepresenza Immersiva Virtuale (TIV), offre un approccio innovativo per supportare il recupero funzionale delle abilità nei pazienti affetti da disturbi cognitivi nelle fasi iniziali e disturbi motori in condizioni cliniche quali ictus cerebrale o malattia di Parkinson. Questa metodica consiste nell’esecuzione di programmi virtuali finalizzati a promuovere l’esercizio delle funzioni compromesse, al fine di gestire, superare, ridurre o compensare i deficit. I programmi di riabilitazione TIV si basano sull’esecuzione di attività con livelli di difficoltà graduabili all’interno di un dispositivo immersivo (CAVE) che simula in modo estremamente realistico e interattivo situazioni e contesti di vita quotidiana. 

Un altro ambito di applicazione è quello della psicologia clinica. Quali sono i disturbi che vengono trattati e con quali risultati?
Diverse applicazioni in realtà virtuale sono state sviluppate per la comprensione, la valutazione e il trattamento di disturbi psicologici negli ultimi 20 anni. Tipicamente, in realtà virtuale, il paziente impara a “manipolare” situazioni problematiche legate al suo disturbo. Per questo motivo, l'applicazione più comune di realtà virtuale in psicologia clinica è il trattamento dei disturbi d'ansia. Infatti, attraverso delle sedute di realtà virtuale, anche in Telepresenza Immersiva Virtuale (TIV), è possibile esporre il paziente a delle situazioni temute, in modo più sicuro, meno costoso e protetto rispetto a quanto si farebbe proponendo la stessa tecnica in situazioni reali. La logica è semplice: in realtà virtuale, il paziente intenzionalmente si confronta con gli stimoli temuti e apprende delle tecniche (tipicamente delle tecniche di rilassamento, come il biofeedback) per controllare l’ansia in modo progressivo. 

Prof. Riva, come viene impostato il percorso terapeutico dei pazienti?
Il CAVE è utilizzato nell’ambito di un progetto riabilitativo individuale. Lo scopo è quello di migliorare le capacità motorie e/o cognitive e lo svolgimento delle attività della vita quotidiana. Il trattamento permette la riabilitazione di molteplici domini cognitivi e motori ed è personalizzato sulla base delle specifiche caratteristiche di ogni paziente. Il trattamento riabilitativo mediante realtà virtuale consiste in sedute individuali di circa 45-60 minuti ciascuna, condotte da un terapista occupazionale o da un fisioterapista o da uno psicologo durante le quali il paziente, insieme al terapeuta, si muove e svolge semplici compiti e attività della vita quotidiana. 

Come viene affrontata e vissuta questa particolare terapia da parte dei pazienti e dei loro familiari?
Le simulazioni virtuali possono essere altamente coinvolgenti per i pazienti per supportare un processo noto come “trasformazione di flusso'', definita come la capacità di una persona di sfruttare un’esperienza ottimale per identificare e utilizzare nuove e inaspettate risorse psicologiche come fonti di coinvolgimento. Da una prospettiva psicologica, la motivazione è particolarmente importante sia per i familiari, che vedono i loro cari impegnati in onerosi percorsi di riabilitazione, sia per i pazienti che seguono sessioni riabilitative particolarmente impegnative e talvolta stressanti. La ripetizioni continua degli stessi esercizi cognitivi e motori può essere davvero faticosa per i pazienti, soprattutto se avviene in assenza di feedback dall’ambiente. La realtà virtuale permette, invece, di ripetere esercizi calibrati sulle specificità del paziente in ambienti molto coinvolgenti e, soprattutto, responsivi.

Dott. Stramba-Badiale, quale lavoro di ricerca è stato alla base della realizzazione di questa struttura?
I vantaggi dell’utilizzo dei sistemi di realtà virtuale nell’ambito della neuroriabilitazione e della psicologica clinica cominciano ad essere ampliamente documentati dalla letteratura scientifica.

Il nostro Istituto da oltre 20 anni utilizza le nuove tecnologie, e in particolare la realtà virtuale, per la valutazione e la riabilitazione di specifici domini motori e cognitivi su diverse tipologie di pazienti, in particolare pazienti post-ictus, pazienti affetti da morbo di Parkinson e pazienti con demenze neurodegenerative.

Quali sono i risultati che sono già stati sperimentati e quali altri obiettivi sarà possibile raggiungere grazie a questo approccio innovativo?
La realtà virtuale si è già mostrata efficace sia in ambito psicoterapeutico sia in ambito neuroriabilitativo su diverse popolazioni. Ovviamente, sono necessari ancora molti sforzi per trasferire le conoscenze acquisite nel campo della ricerca sull’efficacia della realtà virtuale come tecnologia riabilitativa nell'uso clinico di routine. Possibili scenari futuri coinvolgeranno gruppi multidisciplinari di ingegneri, programmatori, psicologi e riabilitatori che lavorano insieme per affrontare problemi clinici e sviluppare soluzioni riabilitative all’avanguardia.

 



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